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Cattiva Strada, opera prima del regista Davide Angiuli, è nata come progetto durante la prima edizione del corso di Anica Academy, Script In Progress. Il film ha debuttato in concorso nella sezione “Per il cinema italiano” al 17° BIF&ST – Bari International Film&Tv Festival, nel corso del quale i due attori protagonisti hanno vinto il premio per la migliore interpretazione, per poi uscire nelle sale il 26 marzo 2026, distribuito da Notorious Pictures.
Si tratta di un intenso racconto di formazione ambientato nella periferia di Bari, dove il senso di appartenenza accompagna il destino e le scelte dei protagonisti. Protagonista è Donato (Malich Cissè), un ragazzo cresciuto troppo in fretta mentre si prende cura della nonna malata di Alzheimer. Isolato e senza prospettive, la sua vita cambia quando viene trascinato in una serie di rapine da Agust (Giulio Beranek), un fuorilegge albanese che vive secondo l’antico codice d’onore del Kanun.
Tra violenza, lealtà e bisogno di appartenenza, per Donato si apre la possibilità di una famiglia diversa da quella che ha conosciuto. Ma ogni scelta ha un prezzo.
È cambiato soprattutto nella grammatica della sceneggiatura e del soggetto. Il progetto era ancora molto acerbo perché veniva più da una scrittura viscerale, l’avevo vomitato sulla carta e poi presentato a un produttore, Mario Mazzarotto della Movimento Film, che era rimasto interessato, però entrambi riconoscevamo che aveva bisogno di essere ancora lavorato, di essere ancora perfezionato. E grazie al supporto di Anica Academy e delle mie due tutor, insieme al mio tutor principale, Fulvio Firrito di Rai Cinema, siamo riusciti a limare la direzione che doveva prendere il film e soprattutto le incongruenze, le illogicità, o a sopperire alle sue. Il film fa comunque del non detto un’arma. C’è molto non detto ed è una scelta voluta, perché è un film anche brutalista, asettico, algido, che si concentra solo ed unicamente sul percorso di Donato, il nostro protagonista, sulla sua parabola, sull’esplorazione della sua solitudine, ma anche su tutto quello che gli orbita attorno: il crimine, Bari stessa, il Kanun [ndr antico codice di norme tradizionali albanesi] e le dinamiche che si porta dietro, sono tutte cose che lacerano Donato, lo ricuciono, lo attraversano. Ma lo spettatore è sempre lì con lui e guardiamo alla storia con i suoi occhi. Quindi sì, ne veniamo influenzati, ma l’unica cosa che ci importa, come se avessimo dei paraocchi, è non rimanere soli. Siamo condannati alla ricerca, nel disperato tentativo di non rimanere soli. E Anica Academy mi ha aiutato forse a concentrarmi ancora di più su questo percorso, a dare ancora meno attenzione a quello che era superfluo per il film e concentrarmi su Donato, sul cuore, sul motore del film.
Raggiungere un film realizzabile concretamente, soprattutto dal punto di vista produttivo, è stato un elemento centrale. Fin dall’inizio, però, il progetto non ha mai ambito a essere più di ciò che era: un’opera prima, un piccolo film consapevole della propria dimensione. In una fase iniziale avevo persino considerato l’ipotesi di scrivere qualcosa che potessi realizzare completamente da solo, in un’ottica di totale autoproduzione.
Nel tempo il progetto è evoluto, pur mantenendo l’autoproduzione come componente fondamentale. Questo approccio essenziale e attento ai vincoli produttivi è stato condiviso anche dalle produzioni e dai partner, che hanno riconosciuto il valore di un film contenuto nelle risorse ma solido sotto altri aspetti: la qualità degli attori, la scrittura, le musiche e le diverse componenti creative.
Il film è stato quindi realizzato coerentemente con questa visione: un piccolo film, ma con una produzione strutturata e completa. Non si è trattato di un progetto improvvisato o di “guerrilla”: pur lavorando in quattro settimane e con risorse calibrate, non ho mai avuto la sensazione che mancasse qualcosa. Il tempo, naturalmente, è sempre limitato, ma non rappresenta un’eccezione.
La fase più complessa è stata il montaggio, momento in cui convergono visioni diverse da parte di tutti i soggetti coinvolti. Coordinare queste prospettive richiede un confronto costante, anche acceso, ma necessario per arrivare a una sintesi che favorisca il film. Proprio in questa dialettica si è costruito un equilibrio efficace.
È stato un lavoro profondamente corale, in cui tutti hanno dato il massimo: dal cast, con Giulio e Malik, ai produttori, a Rai Cinema, fino alla troupe. Ciascuno ha contribuito con dedizione, sempre nell’interesse del film. Per me è stata un’esperienza estremamente significativa.
Proprio così, Bari è una componente fondamentale. Prima di tutto perché, dici bene, ci sono nato e cresciuto. Quando mi sono reso conto che c’era l’esigenza di raccontare la solitudine di questo ragazzo, mi sono detto che la cosa più onesta che potevo fare era raccontarla in un contesto, in un territorio che mi apparteneva, che conoscevo. Fare diversamente sarebbe stato disonesto o avrei finito per raccontare il riflesso di qualcosa che non mi apparteneva. Quindi ho inserito questo racconto all’interno di ambienti, sottoculture e persone che frequento e conosco tuttora. Ho ballato per tanto breakdance e mi sono mosso in questa Bari notturna, e tuttora lo faccio con estremo disincanto. È quello che mi appartiene: il mio ambiente, i club, i bar, i vicoli, le strade di Bari. È il mondo in cui sono nato e cresciuto e che inevitabilmente finisco per raccontare in ogni cosa che faccio.
Bari è una componente fondamentale, anche se in questo racconto smette di essere cartolina e diventa più uno strumento che uno sfondo, diventa sfocata nell’inquadratura. Abbiamo usato sempre solo un’ottica, il 50 mm, per quasi tutto il film. Mentre il nostro personaggio è sempre molto a fuoco e ci concentriamo su di lui, è isolato da tutto il resto. Bari diventa qualcosa che il nostro protagonista non riesce a mettere bene a fuoco, diventa distante da lui. Un po’ lo stesso gioco che noi facciamo con l’auto. Donato passa molto tempo in auto, molte scene del film sono realizzate così. Questo perché serviva a schermarlo, ad allontanarlo, a creare una gabbia che sì lo difende, ma lo soffoca. E lo allontana da tutto il resto, da tutto il contesto, da quella Bari che è lì, ma è un territorio inesplorato per lui, è una giungla minacciosa. Quindi sì, sia nella fase in scrittura, sia nell’ideazione che nella realizzazione, e poi fortunatamente anche nella celebrazione di questo film, visto che siamo stati al Bi-Fest [presentato in concorso al Bifest 2026], Bari è assolutamente il fil rouge che tiene stretto il film.
Allora, sicuramente molto peso ho avuto il fatto che Fulvio Firrito di Rai Cinema abbia scelto il mio progetto e mi abbia confessato fin da subito il suo grande interesse per il film, quindi ho capito immediatamente che non dovevo perdere quell’occasione.
Per quanto io sia entrato ad Anica Academy convinto che fosse uno dei tantissimi laboratori a cui provavo ad accedere e che magari mi avrebbero un po’ formato e un po’ aiutato con contatti e piccole conoscenze ma nulla di più, questa scelta si è invece rivelata fondamentale per il film.
“Cattiva Strada” non sarebbe stato relizzato senza Anica Academy. È un aspetto che sottolineo sempre: ogni volta che racconto la nascita del film, incoraggio chiunque a fare il possibile per accedere ai vostri progetti e laboratori, perché per me è stato salvifico sia Anica Academy che l’incontro con Fulvio, perché al termine di questo percorso era ancora appassionato al progetto e mi ha detto che lo avrebbe presentato a un produttore. Se quel produttore avrà gambe solide per poterlo presentare a Rai – mi ha detto – allora io sarò fiero di potermi dire un supporter del film, quindi supportarlo nella possibilità che venga anche finanziato.
Per me Anica Academy ha davvero rappresentato il bivio che avrebbe potuto condannarmi ad altri anni di tentativi di realizzare Cattiva Strada, come uno dei tanti film che si prova ad inviare bussando ad ogni porta, oppure aiutarmi a farlo diventare il mio primo film realizzato sullo schermo. Fortunatamente è andata così e non finirò mai di essere grato ad Anica Academy e alle persone che ho incontrato lì: Sergio e i miei compagni di corso, tutti ragazzi straordinari. È stata un’esperienza super. Quasi mi è dispiaciuto durasse così poco, a me sarebbe piaciuto durasse ancora di più, però insomma, è stata comunque un’esperienza straordinaria.
Cattiva strada è prodotto da Mario Mazzarotto per Movimento Film, Francesco Lopez per Ozfilm – Produzioni Cinematografiche, Daniele Mazzocca per Verdeoro e Guglielmo Marchetti per Notorious Pictures in collaborazione con Rai Cinema. Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con Fondazione Anica Academy e realizzato con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo, Coesione Italia 21-27 Puglia, Unione Europea, Repubblica Italiana, Regione Puglia e FondazioneApulia Film Commission.
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