© Anton Maksimov - Unsplash
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In occasione del corso dedicato alla Crime Fiction, in partenza il 20 febbraio, abbiamo intervistato Viola Rispoli, autrice, sceneggiatrice e coordinatrice nazionale di 100autori. Con lei abbiamo parlato dell’importanza della formazione per i giovani sceneggiatori e degli ingredienti essenziali per una serie crime di successo.
La formazione è la base di tutto, anche per chi ha del talento, che inevitabilmente rimarrà grezzo, se non ci si lavora, con lo studio e con l’applicazione. Formazione si può fare in tanti modi, e ognuno sceglie il proprio, o meglio ancora i propri: i manuali sono utili, delle vere e proprie pietre miliari; ma rimangono pietre, se non vi si aggiunge un rapporto diretto con chi ha le competenze per usarli, e soprattutto le capacità di insegnarle.
Per prima cosa il personaggio. Ma quello vale per tutto. Un personaggio complesso, con un obiettivo chiaro, un problema universale, una posta in gioco alta, e un fatal flaw comprensibile fa da solo la metà di qualunque serie. Poi bisogna decidere se il crime è un procedural, e allora il setting giusto è un altro pezzo fondamentale da costruire bene. Per un solo caso orizzontale punterei più sul tema. Aggiungi poi un bel pugno abbondante di false piste, e assicurati una buona scorta di colpi di scena a fine episodio. Mescola ma dolcemente, preservando il crescendo logico-consequenziale ed emotivo, senza far impazzire la maionese.
Le due cose possono convivere benissimo, anzi io amo raccontare storie reali, che sono sempre piene di sorprese e curiosità. Basta tenere tutto quello che ci colpisce, che ci interessa già come scrittori: personaggi o dettagli, storie vere e proprie o anche solo una frase, un’immagine. Poi chiaro che ci sono delle differenze: Doc è “ispirata” alla storia vera di un medico che perde la memoria e riesce a tornare a fare il medico. Tante cose si possono inventare e cambiare, anche smodatamente, come abbiamo fatto. Se si raccontano fatti di cronaca, o eventi e personaggi storici, non si possono dire falsità; ma si può inventare nelle pieghe del non detto e non noto, quando serve, e imparare a tessere quello che c’è.
Guardarne tante, sia brutte che belle, ma con metodo analitico: segnarsi le cose che ci sono piaciute di più e quelle che ci sono piaciute di meno; cercare di capire perché, quando e dove siamo usciti dalla tensione e cosa invece ci ha inchiodato alla sedia. E poi non ficcare mai le domande sotto al tappeto, ma rispondere a tutte quelle che emergono quando si scrive, che siano tecniche o emotive, grandi o piccole: perché il personaggio dovrebbe fare così invece che cosà? Come fa a scoprire questa cosa? Perché dovrebbe reagire in questo modo? Perché è così solo, o arrabbiato, o superficiale o qualunque cosa sia? È corretto che possa ottenere questa prova in questo modo? Eccetera eccetera… Se non si riesce a rispondere c’è qualcosa da aggiustare. Se non si aggiusta subito, la crepa rimarrà sempre là e potrebbe anche crollare tutto. Nel migliore dei casi resta la crepa. Ma quanto è brutto vederla?
Viola Rispoli, napoletana, vive e lavora a Roma come sceneggiatrice freelance per diverse società di produzione. Negli anni ha collaborato alla scrittura di diverse serie televisive, da La Nuova Squadra a Non Uccidere, da Rex a Don Matteo, da La Mafia Uccide Solo d’Estate a Che Dio ci Aiuti, a Odio il Natale.
Dal 2012 ricopre il ruolo di Head Writer e ha co-creato e sviluppato diversi Soggetti di Serie: le prime due stagioni del Paradiso delle Signore, la serie medical DOC-nelle tue mani, l’adattamento dei romanzi del Commissario Ricciardi, la coproduzione europea Sopravvissuti, la miniserie sul delitto del Circeo, la serie sulla giovane Oriana Fallaci.
Ha attualmente sia in produzione che in sviluppo alcuni progetti nazionali e internazionali.
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